Carico Mentale

In questo articolo parleremo di:

-Cos’è il carico mentale?

-Quali sono le conseguenze della disuguaglianza di genere nella distribuzione del lavoro domestico.

-Cos’è possibile fare per ridurre le disuguaglianze?

Cos’è il carico mentale?

Il carico mentale è l’insieme del lavoro di pianificazione necessario ad organizzare la vita familiare.

Per gestire una famiglia è necessario un lavoro quotidiano costante, formato sia da una parte esecutiva (lavare, stirare, cucinare, portare a scuola i figli, prendersi cura di parenti anziani, ecc) che da una parte organizzativa , ossia la pianificazione di tutte le cose da fare (organizzare i pasti, ricordare cosa acquistare al supermercato, prendere appuntamento con il medico, ecc). Ad esempio per i pasti, è necessario un lavoro esecutivo (andare a fare la spesa, preparare la tavola, cucinare, lavare i piatti) e un lavoro organizzativo (pensare a cosa cucinare e stilare la lista della spesa).

Il lavoro domestico è fondamentale per tutti, nessuno di noi potrebbe vivere bene senza dei pasti caldi, vestiti adatti, una casa pulita e funzionale, ma nella nostra società è perlopiù un lavoro dato per scontato, non retribuito e poco considerato.

L’istat con “lavoro domestico” intende:

– abitazione (cura della casa, riordino quotidiano, pulizie)

– nutrizione (spesa/preparazione dei pasti che coprono quasi la metà del lavoro totale)

– abbigliamento (acquisti, lavatrici, stiro dei vestiti, cambio armadi) 

– cura di bambini e adulti conviventi (bambini, anziani, persone con disabilità)

– volontariato

– trasporti

Dati Istat del 2014 e dati della Commissione Europea del 2020 ci dicono che il lavoro domestico non retribuito viene svolto per il 70/75% dalle donne, che corrispondono in media a circa 5 ore al giorno.

Gli uomini svolgono al giorno circa 2 ore di lavoro domestico non retribuito, 3 ore in media in meno rispetto alle donne, cosa che colloca l’Italia al 1 posto in Europa come paese con la maggiore differenza di genere nel lavoro non retribuito.

I dati Istat 2014 ci dicono che in Italia le donne lavorano 1 ora e 12 minuti al giorno in più rispetto agli uomini, sommando sia il lavoro retribuito che il lavoro non retribuito. Dal grafico che vedete qui sotto appare chiaro che le donne dedicano in media molto più tempo al lavoro non retribuito rispetto al lavoro retribuito, gli uomini al contrario dedicano la maggior parte del loro tempo lavorativo al lavoro retribuito. Essere costrette a rivedere i tempi da dedicare al lavoro retribuito o a rinunciare al lavoro retribuito significa per molte donne rinunciare alla propria crescita professionale e alla propria indipendenza economica.

Quali sono le conseguenze della disuguaglianza di genere nella distribuzione del lavoro domestico?

Il fatto che venga “dato per scontato” che debbano essere le donne ad occuparsi della casa, dei figli, della spesa, della cucina, ecc pone le donne in una condizione di svantaggio rispetto agli uomini su più fronti: quello del lavoro retribuito, quello della realizzazione personale, e quello del tempo libero e del benessere psicofisico.  Ma la disuguaglianza di genere ha effetti anche sulla crescita economica del paese e sulla vita di tutti, compresi uomini e bambini/e.

Le donne hanno meno possibilità di trovare un lavoro retribuito . Dati Istat ci dicono che l’interruzione lavorativa per chi è occupata o la mancata partecipazione al mercato del lavoro per motivi legati alla cura dei figli riguardano quasi esclusivamente le donne. Nel 2018, il 31,5 per cento delle donne tra i 25 e i 49 anni senza lavoro non cerca o non è disponibile a lavorare per motivi legati alla maternità o alla cura (contro l’1,6 per cento degli uomini). La situazione più difficile è quella vissuta dalle madri di figli piccoli: il 65% delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli sotto i 5 anni non sono disponibili a lavorare per motivi legati alla maternità . E, quando lavorano, spesso lo fanno part time: il lavoro part time riguarda il 73,2% le donne ed è involontario nel 60,4% dei casi. Come si legge nel rapporto Istat, il part time “è un argomento controverso per via delle rinunce economiche e professionali che questo comporta soprattutto quando, più che una scelta, diventa un’esigenza dettata dalla mancanza di alternative. 

In conclusione, le donne si ritrovano di fatto a non avere pari opportunità di realizzazione personale nella società e nell’economia.

 I paesi nei quali la disuguaglianza di genere è meno marcata (ad esempio Nord Europa), sono molto più ricchi in termini di ricchezza pro capite , mentre i paesi nei quali le donne non partecipano al mercato del lavoro faticano a crescere. 

“Nel mondo degli affari, in politica e nella società nel suo complesso potremmo raggiungere il nostro pieno potenziale solo utilizzando tutti i nostri talenti e la nostra diversità. Impiegare solo la metà della popolazione, la metà delle idee e la metà dell’energia non è sufficiente” Presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen

Dal premio Nobel per l’economia J. Stiglitz leggiamo che “l’ingresso delle donne nella forza lavoro a partire dagli anni settanta ha avuto effetti profondi nella performance economica [degli Usa] […]”. “L’avvento delle donne nella forza lavoro tra gli anni settanta e ottanta è all’origine di quasi un quinto della crescita del Pil reale” (Stiglitz J. E., 2016). “

Il sociologo Dr Michael Kimmel ha studiato gli effetti della parità di genere, e dai suoi studi è emerso che, nelle famiglie nelle quali gli uomini e le donne condividono il lavoro domestico i livelli di benessere psicofisico di tutti i familiari aumentano: i figli vanno meglio a scuola, sono più sani e felici, le moglie hanno tassi di depressione più bassi, sono più felici e soddisfatte della vita coniugale, gli uomini sono più felici, più sani, fumano meno, bevono meno alcolici, è più raro che finiscano al pronto soccorso.

Cos’è possibile fare?

1-Abbattere gli stereotipi di genere .   Ancora oggi il 51% degli italiani ritiene giusta l’affermazione «il ruolo primario della donna è occuparsi della cura della casa e dei figli». La prima cosa importante da fare è prendere atto che le attività domestiche e di cura non sono un “compito femminile”, le donne non nascono con il gene delle pulizie e non sono “meno femminili/amorevoli” se non accettano passivamente la situazione. Il fatto che il carico mentale e il lavoro non retribuito gravino in gran parte sulle donne deriva da modelli culturali superati, non è giusto nè normale, si tratta di una disugualianza di genere e come tale va combattuta. 

2-Investire nel welfare e nella parità di genere , ossia: asili nido, doposcuola e assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti. Servizi che riducono la necessità di lavoro non retribuito e permettono alle donne di poter scegliere se occuparsi del lavoro di cura non retribuito o partecipare al mercato del lavoro retribuito.

3-Ridistribuire i compiti tra tutti i componenti della famiglia , ma per farlo è necessario che uomini e donne abbiano le stesse possibilità di impegnarsi nel lavoro extradomestico o in quello domestico, e che il lavoro invisibile e “dato per scontato” diventi visibile.