Movimento

Uno stile di vita arrivo é associato ad un miglioramento della salute e ad una forma fisica più vicina agli attuali standard di bellezza (per la donna un corpo magro e tonico).

Diventa quindi normale da parte dei professionisti sanitari consigliare di fare movimento (a livello di educazione generale alla popolazione) e da parte delle persone porre attenzione al movimento. Spesso però questo viene fatto senza considerare la complessità della dimensione individuale e della relazione con il movimento, e sfocia nell’attribuire un valore morale al movimento (chi lo pratica è una persona in gamba, chi non lo pratica è una persona pigra/disorganizzata), attribuendo il tutto a pura “forza di volontà”.

E’ importante comprendere la differenza tra:

il movimento di benessere , fatto per il piacere di farlo e nel rispetto dei segnali del corpo (in primis la stanchezza) e delle risorse che si hanno a disposizione, che può rappresentare un ottimo canale di sfogo e di piacere, e 

il movimento per obbligo , svolto prestando poco ascolto ai segnali del corpo (es. mi alleno anche se sono stanc*), in alcuni casi fatto per “compensare” un qualche alimento ritenuto eccessivamente calorico e/o che se non svolto può portare a sensi di colpa.

Ho provato a inserire le differenze tra l’uno e l’altra tipologia in questa tabella (che non ha la pretesa di essere esaustiva)

Se consideriamo la definizione di salute dell’OMS, perciò “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale”  é facile concludere che un qualcosa che porta a sensi di colpa o mancanza di riposo può non essere considerato un “fattore di salute”. 

Quindi puntare la sveglia all’alba per fare sport perchè non si hanno altri momenti durante la giornata è da considerarsi “sbagliato”?

Dipende: se rappresenta un piacere, un aiuto per iniziare bene la giornata, ben venga. Ma se diventa fonte di stress, mancato riposo o ridotta concentrazione durante la giornata, forse è il caso di rivedere la cosa. 

Ricordando che la dimensione di benessere può cambiare da un giorno all’altro, un giorno sto bene se vado a camminare, un altro giorno se faccio stretching, un altro se riposo.

“Come sei brav* tu che fai movimento!”

La nostra società tende ad attribuire un valore morale al movimento, associato alla retorica del “se vuoi puoi”. 

In realtà la volontà da sola spesso non basta, servono anche le risorse

-di tempo, 

-di energia, 

-la salute fisica, 

-gli spazi verdi,

-le risorse economiche

-e altre risorse che possono gravare a livello individuale sulla possibilità di muoversi

Un altro importante aspetto da considerare riguarda gli ostacoli al fare movimento, riportati in particolare dalle persone con un peso che si discosta dagli standard attuali:

-la paura dello sguardo e del giudizio altrui sul peso e/o sul corpo (la vergogna per il proprio corpo può portare ad evitare di fare movimento in presenza di altre persone; le persone geneticamente magre hanno meno difficoltà a praticare movimento, perchè un corpo magro trova maggior accoglienza, in particolare in alcuni settori del fitness)

-la difficoltà a trovare abbigliamento sportivo della propria taglia

“Fai movimento che ti fa bene!”

Spingere le persone a fare movimento “per la loro salute” senza creare le possibilità per poter effettivamente fare può generare senso di colpa e autocolpevolizzazione.

 E’ importante ribadire che il movimento è solo 1 dei fattori associati ad un miglioramento della salute (intesa come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale “) assieme a un’alimentazione equilibrata e flessibile, un buon riposo, del tempo per se stess*, dei rapporti sociali soddisfacenti, un basso livello di stress…se per fare movimento vado a intaccare il mio riposo o aumento il mio stress (affannandosi magri per incastrare gli orari dell’attività fisica alle 5 del mattino o 9 di sera), allora forse non si tratta di un movimento di benessere.