Peso

“Ma quanto dovrei pesare in base alla mia altezza?”

Questa è una domanda che mi viene posta spesso, ma la risposta, al contrario di quanto pensano in molti, o di quanto ci hanno fatto credere, è che non esiste un peso “giusto” per la propria altezza.

Esistono dei range di peso utili per gli studi di popolazione (il famoso BMI o “indice di massa corporea”, che altro non è che il rapporto tra peso e altezza), da utilizzare perciò a livello statistico, ma quando parliamo della singola persona vanno considerate molteplici caratteristiche individuali, diverse per ognuno di noi, che vanno ben oltre l’altezza (costituzione, genetica, età, attività fisica praticata, storia del peso, diete pregresse..).

Perciò, più che di peso corretto, preferisco parlare di peso naturale. Il peso naturale è quel range di peso che riusciamo a mantenere nel tempo 

1-mangiando bene in modo flessibile,

2-facendo movimento e

3-ascoltando i segnali del nostro corpo(fame/sazietà, riposo/attività, etc).

Il peso naturale è quel peso che ci permette di mantenerci in buone condizioni fisiche e psichiche, in altre parole stando bene, ascoltando i nostri bisogni e mangiando in base al senso di fame e sazietà, non torturandosi con grammature, calorie, regole e pensieri verso il cibo.

Ma non tutti hanno sperimentato nella loro vita il peso naturale, mi vien da pensare a chi è “a dieta” da sempre e che perciò non ha mai vissuto un rapporto libero e autentico con l’alimentazione, ingabbiato in regole esterne e sensi di colpa, o a chi in genere non ascolta i propri segnali di fame e sazietà mangiando a volte troppo poco e a volte troppo; spesso le persone scoprono il loro peso naturale lavorando sull’alimentazione, sull’ascolto dei bisogni e sul rapporto con il cibo.

Perché è proprio mangiando in modo equilibrato, muovendosi in base a ciò che “il nostro corpo ci dice”, coltivando un buon rapporto con il cibo e con il corpo e prendendosi cura di sé che il peso raggiunge e mantiene il proprio set point.

“E la salute?”

La nostra società tende a rimarcare la relazione tra peso e salute: alle persone con un peso sopra la norma viene spesso consigliato, in modi più o meno rispettosi, di perdere peso. Ma perdere peso è davvero il modo migliore -o l’unico modo- per aumentare il proprio stato di salute?

Pensiamo ad una persona che per perdere peso intraprende una “dieta di moda”, che inizia a mangiare alimenti diversi rispetto a quelli dei suoi famigliari, magari eliminando alcune categorie di alimenti (ad esempio pane e pasta) o mangiando sempre gli stessi cibi (ad esempio la “dieta del minestrone”) o peggio alimentandosi con costosi beveroni o intrugli vari, che probabilmente nemmeno le piacciono, e che per farlo zittisce i propri segnali di fame e sazietà, rinuncia al piacere del cibo e alla socialità, con ripercussioni sul tono dell’umore (nervosismo, irritabilità) e sull’equilibrio psicofisico.

Magari questa persona perde peso, ma ha migliorato il proprio stato di salute? Considerando che la salute viene definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità) come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”, è evidente che la risposta è no!

Proviamo ora a spostare il focus dal peso allo stile di vita, anziché prefiggerci di raggiungere un determinato numero sulla bilancia, pensiamo di puntare a:

-mangiare in modo equilibrato e flessibile, ascoltando il proprio senso di fame e sazietà e rispettando i propri gusti (che non sempre corrispondono pedissequamente alle linee guida) e i propri bisogni, tenendo in considerazione le risorse economiche, organizzative e mentali della fase della vita che si sta attraversando,

fare movimento, sempre ascoltando e rispettando i segnali che il corpo ci invia, senza eccessi e sensi di colpa,

prendersi cura di sé, ritagliandosi degli spazi per trascorrere del tempo facendo ciò che ci fa stare bene, nei posti e con le persone che amiamo,

dormire e riposare correttamente

non fumare,

– se non si è astemi, assumere pochi alcolici.

Sono tutti esempi di modifiche dello stile di vita che favoriscono la salute e che possono portare a raggiungere e mantenere il peso naturale, nel rispetto della storia, dei punti di forza e dei limiti di ogni persona. Serve gentilezza, oltre che competenza, per promuovere i comportamenti salutari, senza estremismi, obblighi né giudizi.

3 domande a Veronica Bignetti, dietista non prescrittiva

1. Cosa si intende per grassofobia?

Letteralmente paura del grasso, è la tendenza ad associare automaticamente caratteristiche negative al grasso, alle persone grasse e/o con pesi non conformi allo standard di magrezza/bellezza. La grassofobia non è una caratteristica del singolo, ma una dinamica culturale, corretto sarebbe dire che la nostra è una società grassofobica, il che significa che viviamo collettivamente pressioni sociali che spingono a ricercare la magrezza per accettazione, benessere, salute e sicurezza, a odiare, disapprovare o provare disgusto per i corpi grassi propri e degli altri, a giudicare e associare ai corpi grassi caratteristiche che non sono connesse alle forme del corpo come pigrizia, scarsa igiene, mancanza di forza di volontà, ingordigia, mancanza di cura verso se stessi, cattiva salute, incapacità di gestire la propria alimentazione, scarse capacità cognitive, bassa istruzione etc.

I pregiudizi sul peso si fondano sull’errore di colpa e sulla cultura della dieta:

1. Le persone grasse sono grasse perché mangiano di più o hanno un’alimentazione sbagliata o non fanno movimento. Non è vero, il grasso è una forma del corpo normale, non atipica, come avere un naso grosso o l’alluce molto lungo, dal peso delle persone non possiamo mai dedurre le loro abitudini con il cibo o con lo sport, come non le potremmo mai dedurre dalla forma delle loro orecchie.

2. Basta fare una dieta per perdere peso, è una tua scelta. Non è possibile scegliere di modellare il proprio corpo: trasformando abitudini svantaggiose in abitudini vantaggiose per il proprio benessere il peso può mantenersi, può aumentare o diminuire in relazione al peso naturale, ma di certo la salute può migliorare a prescindere dal peso.

2. Quali sono le conseguenze della grassofobia?

Le conseguenze di questo clima culturale grassofobico sono tante e si esprimono a livello personale, di salute fisica e a livello politico.

A livello personale l’interiorizzazione della grassofobia (pregiudizio rivolto verso se stessi) ha un impatto sulla formazione dell’io e della personalità, come nelle migliori delle profezie che si auto avverano si tende a calzare lo stereotipo: se fin da piccola il mio peso grasso porta le persone a farmi credere che sia pigra, finirò per crederci. Tra le varie dinamiche che contribuiscono a questo la mancanza di autoefficacia è la prima, quando non credo di poter fare bene una cosa, non mi cimento nemmeno, o non mi impegno secondo le mie reali risorse per evitare fallimenti e questo conferma la tesi di tutt* che non sono capace.

A livello di benessere fisico, la grassofobia non risparmia gli/le operatori/operatrici sanitari, che di fronte ad una persona grassa tendono involontariamente a invalidare la sofferenza e a credere che il grasso sia la causa di tutti i mali. Con negligenza si sentiranno di aver fatto il loro lavoro solo per aver consigliato di perdere peso (studi purtroppo dimostrano che donne grasse con il cancro ricevono la cura in ritardo rispetto a donne magre con gli stessi sintomi e valori, o dosaggi non adeguati al peso). Questo apre il dibattito proprio all’automatica associazione peso e salute, pochi studi ad oggi sono stati in grado di separare variabili come fattori socio-economici, pregiudizi sanitari, conseguenze psicologiche delle discriminazioni, ed è naturale che le persone grasse in una società grassofobica siano a maggior rischio per la salute. Dobbiamo domandarci quanto di questo rischio sia determinato dal peso di per sé e quanto da pregiudizi e interiorizzazione dello stigma che allontanano da uno stile di vita salutare. Può essere un peso elevato un fattore di rischio, ma elevato rispetto a cosa? Al proprio peso naturale, per il peso in sé o per le variabili che mi portano a quell’equilibrio di peso?

A livello sociale i pregiudizi e le discriminazioni si evidenziano nella mancanza di diritti: persone grasse accedono con maggiore difficoltà al mondo del lavoro, rispetto a collegh* magr* con le stesse competenze e vengono pagate meno, questo non è un problema di bollette, ma di salute, perché l’accesso ad una buona prevenzione, purtroppo, è ancora un privilegio.

3. Da che cosa dipende il peso delle persone e quanto incide la “forza di volontà”?

Il peso delle persone è determinato principalmente dalla loro genetica e abbraccia nella sua normalità tantissime differenze e sfumature di forma e numeri. Come la dott.ssa Gelain spiega bene, il BMI ha solo un valore statistico, il range di peso naturale può essere molto ampio (di 10-15 kili, o di più?) e non lo scegliamo noi, ma appunto il DNA.

So che leggere 10-15 kili ci può portare, visto la pressione alla magrezza, a pensare: ma come faccio a stare almeno nella parte più bassa del range?

Non lo posso scegliere, prima di tutto perché la mia autodeterminazione con la salute è direttamente proporzionale al mio privilegio. Mi spiego meglio. Vivo in una città ricca di spazi verdi, parchi e vie sicure per passeggiare, negozi e amicizie vicine, vado al lavoro a piedi, o con efficienti mezzi pubblici, avrò una vita più attiva che è un potente fattore di protezione e il mio peso reagirà a questo stile di vita. Vivo in un quartiere caotico, costretta ad orari di lavoro e impegni famigliari che non mi danno il tempo e la possibilità reale di muovermi, sono immersa nel traffico e nello stress, il tempo che dedico alla cucina non può essere molto, trovare una dimensione di benessere con queste condizioni (ostacoli) è più difficile, leggo su una rivista: “muoversi fa bene al cuore” e provo senso di colpa, di inadeguatezza, mi sforzo di andare in palestra nell’unica mezz’ora libera al giorno, ed esaurisco le energie, forse è peggio…

Il fatto che il nostro peso e la nostra salute siano determinati anche da fattori e dinamiche non direttamente modificabili o controllabili non deve farci desistere dal fare delle scelte di benessere, ma è necessario guardare la salute come ad un ampio spettro e trovare le scelte adatte al mio contesto, alle mie risorse, che rispettino i miei ostacoli, senza stigma né colpevolizzazioni, perché non è la forza di volontà che conta, ma la consapevolezza delle mie risorse e dei miei ostacoli per trovare in quel contesto la migliore versione della mia salute.