Pressione sociale sulle donne verso un preciso standard di bellezza

Come la società spinge le donne a dedicare risorse di tempo, denaro ed energie per essere magre, toniche e giovani.

In questo articolo parleremo di:

-Il modello di bellezza occidentale: cos’è e da dove nasce

-In che modo il modello di bellezza influenza la vita delle donne

-Cosa possiamo fare per liberarci di questa pressione sociale

Il modello di bellezza occidentale: cos’è e da dove nasce

Fin dai tempi antichi la bellezza femminile è stata valutata e misurata sulla base di un modello estetico di riferimento, che determina quali sono le caratteristiche per definire una donna bella. La cultura occidentale moderna spinge le donne verso un modello di bellezza ben delineato: una donna per essere bella deve essere giovane, magra/mediamente magra e tonica.

Un modello di bellezza interiorizzato dalla maggior parte delle persone, ma avete mai riflettuto sul da quando e sul chi ha deciso che queste caratteristiche rendono una donna bella?

Se ci pensate, l’ideale estetico non è un criterio universale, assoluto e immutabile, bensì cambia con il tempo e con le modifiche della società: senza fare un excursus storico (c’è chi l’ha fatto, se vi interessa approfondire vi lascio un link alla fine dell’articolo), basta ricordare l’immagine della donna florida ritratta durante il rinascimento (in quell’epoca una donna per essere bella doveva avere la pelle chiara, le forme morbide) o le foto delle pin-up anni ‘50, come Marilyn Monroe, Sophia Loren ed Elizabeth Taylor, con capelli vaporosi e seno e fianchi pronunciati.

Ciò che definiamo “bello”, é semplicemente quello che ci presentano come “bello” : è la cultura a determinare ciò che è bello, intesa come la pubblicità, la televisione, il cinema, la moda, fino ad arrivare ai cartoni animati e ai giocattoli per l’infanzia. E negli ultimi 40-50 anni il modello presentato come bello è essenzialmente uno: la donna giovane, magra e tonica. Di conseguenza le rughe, il grasso e la cellulite vengono visti come i nemici da combattere.

Se questo standard di bellezza é leggermente cambiato negli ultimi anni, passando dal contemplare un’unica fisicità (la taglia 40 delle modelle) ad abbracciare più taglie attraverso il modello di riferimento di alcuni attrici e showgirl che non rientrano della sfera dei corpi “magri” ma di quelli “mediamente magri”,  come Vanessa Incontrada o Kate Winslet, resta il fatto che rimangono “fuori dai giochi” moltissime donne con fisicità diverse.

In che modo il modello di bellezza influenza la vita delle donne

I problemi dell’attuale modello di bellezza (donna giovane, magra e tonica) sono 3: 

1- è poco rappresentativo della realtà, è stimato che solo il 2-4 % della popolazione femminile rientra nei parametri attualmente proposti dalla società, di conseguenza gran parte della popolazione femminile si sente “non bella”, “non adeguata”, “non abbastanza” ed è dimostrato che questo può limitare le donne in diversi campi (personali, sentimentali, lavorativi).

2- si tratta fondamentalmente dell’unico modello di bellezza rappresentato negli ultimi 30 anni. Nelle passerelle, in tv e nei giornali di moda vengono selezionate (e poi fotoritoccate!) donne giovani, magre e toniche, e con l’avvento dei social il problema si è ingigantito (pensiamo alle immagini filtrate e spesso photoshoppate delle influencer, che, essendo “donne normali” possono rinforzare il messaggio che “quell’aspetto è la normalità”). Le immagini che vediamo più spesso influenzano come ci vediamo allo specchio, e a forza di vedere solo queste fisicità il nostro cervello e portato a credere che sia quella la “normalità”, perciò qualsiasi “differenza” rispetto allo standard viene vista come un “difetto da correggere”.

3- il messaggio potente che si abbina al modello di bellezza: essere bella (perciò giovane, magra e tonica) equivale a successo, salute, forza di volontà, denaro, ammirazione, amore, felicità. Se sei giovane, magra e tonica sei bella e vali, altrimenti no. la bellezza diventa un qualcosa da perseguire, o almeno ci devi provare, se non lo fai vieni vista come “pigra”, “sciatta”, una persona che “non si prende cura di se”. Messaggio che va a braccetto con la grassofobia, cioè la tendenza ad associare automaticamente caratteristiche negative al grasso, alle persone grasse e/o con pesi non conformi allo standard di magrezza/bellezza, come pigrizia, mancanza di forza di volontà, ingordigia, mancanza di cura verso se stessi, cattiva salute, incapacità di gestire la propria alimentazione, scarse capacità cognitive, bassa istruzione (per chi vuole approfondire il tema, ne ho parlato in questo articolo con la collega Veronica Bignetti) 

A causa di questa pressione sociale verso uno standard (per lo più irraggiungibile) di bellezza molte donne si ritrovano a essere insoddisfatte del proprio aspetto, a dedicare molte risorse (di tempo, di energia, economiche) al raggiungimento di caratteristiche fisiche perlopiù irraggiungibili , attraverso diete dimagranti, prodotti bruciagrassi, allenamenti tonificanti, prodotti anticellulite, creme antirughe, trattamenti estetici rimodellanti, a discapito del tempo per sé, dello sviluppo personale e professionale..

A conferma di questo gli studi ci dicono che:

-l’insoddisfazione corporea , il desiderio di magrezza e il sottoporsi a diete dimagranti sono particolarmente diffusi tra le donne bianche delle società occidentali 

-l’esposizione a immagini di corpi femminili magri (sui giornali, in televisione, sui social) rappresenta un fattore di rischio per la decisione di iniziare una dieta e per i disturbi alimentari

Uno studio del 1995 ha messo in evidenza come, dopo 3 minuti trascorsi a guardare le modelle di una rivista di moda, il 70% delle donne riporta sentimenti di vergogna, abbassamento del tono dell’umore, ansia e preoccupazione per il proprio corpo

Uno studio che ha preso a campione delle studentesse delle isole Fiji, valutate prima e dopo 3 anni dall’arrivo della tv satellitare (perciò prima e dopo l’esposizione al modello di magrezza occidentale), ha dimostrato che in seguito all’esposizione le ragazze percepivano di avere maggiori opportunità economiche e sociali con la perdita di peso, la percentuale di ragazze risultate a rischio di disturbi alimentari è salita da 12,7 % al 29,2 % e la percentuale di ragazze che utilizzano il vomito autoindotto per controllare il peso è passata dallo 0% all’11,3 %.

Quante donne sono insoddisfatte del proprio corpo?

Quanto ci facciamo influenzare da questo modello di bellezza e quanto tempo, soldi ed energia spendiamo per avvicinarci a questo standard di bellezza?

Quanti pensieri e preoccupazioni sul corpo e sulla bellezza che portano ad evitare alcune situazioni sociali e spazi pubblici?

Cosa possiamo fare per liberarci di questa pressione sociale

Non voglio dire che ci si debba sentire sbagliate se si vuole perdere peso o apparire più giovani, é una richiesta legittima considerando la società in cui viviamo. Non voglio nemmeno dire che vadano messe in croce le donne che nascono in corpi conformi e vicini allo standard e mettono in mostra le loro foto. 

L’obiettivo è far riflettere sulla distinzione tra bello e brutto, sulla falsa credenza che un corpo conforme allo standard si accompagni a felicità, sul tempo e sulle energie che investiamo per avvicinarci a questo standard imposto dall’esterno, e di conseguenza su quello che “ci perdiamo” della vita.

Queste sono le strategie a mio parere efficaci per ridurre la pressione sociale:

1 – ridurre l’esposizione al modello di bellezza “magra, giovane e tonica” 

smettendo di seguire profili social che promuovono questo modello di bellezza e vi fanno sentire inadeguate (ricordate, se vedete solo un unico modello di riferimento il vostro cervello sarà portato a interpretarlo come “normalità”) ed evitando di guardare programmi in tv e acquistare riviste dove viene messo al centro dell’attenzione l’aspetto fisico. 

2- Se siete presenti sui social, seguire anche profili di donne con corpi di tutte le taglie e che promuovano un approccio positivo al corpo, in modo da “allenare” l’occhio digitale anche verso altri corpi

3 – ripetersi spesso che il nostro valore e il valore delle altre persone non dipendono dall’aspetto fisico ed evitare di giudicare il corpo e il peso, nostro e delle altre persone.

E’ importante sottolineare che “non è tutto in nostro potere” anzi, chi si sente inadeguata non si deve sentire “sbagliata”, ciò che possiamo fare come singoli è limitato, non possiamo decidere di star bene nel nostro corpo finché la società e la cultura non diventeranno più inclusivi, accettando tutte le fisicità. 

Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensate e, se avete dei suggerimenti da condividere su profili da seguire sui social, riviste o libri da leggere. 

Vi aspetto nella mia pagina Instagram.

Link utili per approfondire:

Documentario della scrittrice Lorella Zanardo “Il corpo delle donne” che approfondisce l’immagine della donna nella televisione italiana. Il documentario è del 2009 ma ritengo sia ancora attuale.

https://www.youtube.com/watch?v=nPpIn0b6-x4

Della stessa autrice (Lorella Zanardo) la serie “schermi se li conosci non li eviti” rivolta a ragazzi e ragazze adolescenti, con l’obiettivo di fare educazione ai media.

https://www.youtube.com/watch?v=Gu4mNQmRnYE

“Mai abbastanza– Una guida no-bullshit al Perchè Non Riusciamo a Piacerci Così Come Siamo” di Sara Melotti, fotografa professionista, ex fotografa di moda che ha analizzato i messaggi veicolati dall’industria della moda e della bellezza con approfondimenti su body shame, oggettificazione della donna e disugualianze

 MAI ABBASTANZA – standard di bellezza irraggiungibili e autostima (behindthequest.com)

Tesi di Laurea di Alice Caroli sull’evoluzione dei canoni di bellezza femminile

La mia tesi | La bellezza femminile ieri ed oggi e la bellezza di Viterbo (wordpress.com)

Profilli Instagram:

-modelle con fisicità diverse dallo standard come

Ashley Graham

Laura Brioschi

-donne che combattono contro la grassofobia/per la self acceptance come

Danae Mercer

Sara Puhto

Belledifaccia

Libri:

“Il mito della bellezza” di Naomi Wolf

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